‘Quarta chiave’. Riciclavano illegalmente rottami ferrosi: 29 arresti nel lametino

Si chiama “Quarta chiave” l’operazione condotta dai carabinieri a Lamezia Terme, San Pietro a Maida, Curinga e Settingiano con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia che ha portato all’arresto di 29 persone, 15 in carcere e 14 ai domiciliari.

Sono accusate di avere realizzato, nell’insediamento rom di contrada Scordovillo a Lamezia Terme, una vera e propria realtà imprenditoriale che, in violazione delle norme di settore, era dedita alla raccolta e al trasporto di rifiuti a ditte specializzate nella preparazione e riciclo di rottami ferrosi. E tali imprese, a loro volta, ricevevano illecitamente questi carichi.

Le accuse, a vario titolo, sono di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, furto aggravato e violazione di sigilli. Disposto anche il sequestro preventivo per le aziende coinvolte, due imprese individuali e quattro società a responsabilità limitata. I reati venivano reiterati da decenni.

Questo vuol dire – ha spiegato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri in conferenza stampa – che questo per loro è un modus vivendi, un modo di vivere normare. Normale è delinquere, normale è inquinare in modo pesante ettari di terreno del Comune di Lamezia Terme e paesi limitrofi. Per loro è normale incendiare. Ricordate l’incendio del 2019 che ha costretto mezza Lamezia Terme a stare con le finestre chiuse a causa dell’emissione di diossina nell’aria“.

Un’indagine condotta dai carabinieri di Lamezia Terme e di Catanzaro, che il procuratore ha definito “pregevole dal punto di vista della tecnica e probatorio. Sono riusciti a documentare, mediante videoriprese e intercettazioni la reiterazione del reato e in spregio a qualsiasi elementare regola di rispetto dell’ambiente. Purtroppo questa parte di Lamezia Terme appare come un fortino dove gruppi di persone hanno reiterato l’illecito. Abbiamo ettari di territorio inquinati in modo quasi irreversibile perché c’è una penetrazione profonda nei terreni anche di metalli pesanti che non so quali conseguenze potrebbero avere sul piano ambientale. Sicuramente abbastanza importanti e invasive“.

Il comandante provinciale dei carabinieri di Catanzaro Antonio Montanari ha parlato di una “esigenza avvertita sul territorio“. Proprio per rispondere a un serie di episodi, in particolar modo incendi che si erano verificati nell’aria prospiciente a Scordovillo è nata l’indagine “Quarta chiave”. “Questa inchiesta – ha sottolineato Montanaro – ha portato uno step in più, evidenziando come siano organizzati all’interno del campo per gestire a livello imprenditoriale l’attività illecita di raccolta e ‘trattamento’ di rifiuti in vista del perseguimento di una utilità grazie a ditte compiacenti alle quali veniva affidato il materiale recuperato“.

Vista la realtà del campo rom di Scordivillo è stato necessario l’utilizzo di oltre 300 carabinieri per eseguire le misure cautelari e garantire la sicurezza del personale operante.

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