PROCESSO 'NDRANGHETA STRAGISTA BOSS GRAVIANO: "HO INCONTRATO BERLUSCONI MENTRE ERO LATITANTE" AVV. GHEDINI: "ACCUSE PRIVE DI FONDAMENTO"

07/02/2020

 

Deponendo in videoconferenza nel processo "'ndrangheta stragista", in cui è imputato che si svolge a Reggio Calabria il boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano rispondendo alle domande del procuratore aggiunto di Reggio Giuseppe Lombardo ha detto di aver incontrato tre volte Silvio Berlusconi a Milano mentre era latitante. Il cavaliere, prima di iniziare la sua attività politica avrebbe chiesto al boss di potere essere aiutato in Sicilia. Graviano ha anche confermato che Berlusconi era a conoscenza del suo stato di latitante. Graviano e Rocco Santo Filippone, capobastone di Melicucco e uomo di fiducia della cosca di ‘ndrangheta Piromalli di Gioia Tauro sono accusati di essere i mandanti dell'agguato in cui furono uccisi gli appuntati dei carabinieri Giuseppe Fava e Antonino Garofalo, assassinati nel gennaio del 1994 nell'ambito, secondo l'accusa, del progetto stragista portato avanti da Totò Riina.
Lo stesso Graviano ha detto anche che molte delle attese che Cosa nostra aveva posto in Berlusconi vennero meno, come il mantenimento del regime carcerario del 41bis e l'abolizione dell'ergastolo. "Per questo - ha detto - ho definito Berlusconi traditore". Il boss ha detto che il nonno materno Filippo Quartararo, un facoltoso commerciante di frutta e verdura, "era in contatto con Berlusconi" e fu incaricato da Cosa nostra di agganciare l'ex presidente della Fininvest per investire al nord. Cosa che avvenne, per le pressioni del padre di Michele Greco, Giuseppe, "che consigliò di investire nel settore immobiliare una cifra di circa venti miliardi di lire". Giuseppe Graviano ha detto che "l'incontro con Silvio Berlusconi avvenne nel 1983 all'hotel Quark", presenti il nonno e il cugino Salvatore. I soldi dei Graviano, secondo quanto affermato dal boss, finirono anche per essere utilizzati nella realizzazione di "Milano 3" e "la nostra idea - ha detto Graviano - era di legalizzare la situazione per far emergere i finanziatori nella società immobiliare di Berlusconi in cui c'era mio nonno, perché i loro nomi apparivano solo su una scrittura privata che ha in mano mio cugino Salvo". Graviano ha anche parlato del regalo di un appartamento da parte di Berlusconi al cugino per motivi privati.

LA REPLICA DEL LEGALE DI BERLUSCONI
Immediata la replica del legale di Silvio Berlusconi, l'avvocato Niccolò Ghedini. "Le dichiarazioni rese da Giuseppe Graviano – si legge in una nota - sono totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonché palesemente diffamatorie". "Si osservi - prosegue - che Graviano nega ogni sua responsabilità pur a fronte di molteplici sentenze passate in giudicato che lo hanno condannato a plurimi ergastoli per gravissimi delitti". "Dopo 26 anni ininterrotti di carcerazione - prosegue Ghedini - improvvisamente il signor Graviano rende dichiarazioni chiaramente finalizzate ad ottenere benefici processuali o carcerari inventando incontri, cifre ed episodi inverosimili ed inveritieri. Si comprende, fra l'altro, perfettamente l'astio profondo nei confronti del Presidente Berlusconi per tutte le leggi promulgate dai suoi governi proprio contro la mafia. Ovviamente saranno esperite tutte le azioni del caso avanti l'autorità giudiziaria.

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